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La vera storia delle fettuccine Alfredo: il piatto Italiano più amato dagli USA

Un piatto a prima vista “innocuo” capace di creare scompiglio in tutte le cucine. Come succede per quasi tutte le ricette “tradizionali” la storia, ammantata da un velo di incertezza e non verificabilità, è quella di un ristoratore di via della Scrofa che, preoccupato per l’inappetenza della moglie incinta, cerca di invogliarla a mangiare con un piatto evidentemente ritenuto tanto nutriente quanto goloso: le prepara cioè delle fettuccine fatte a mano, condite con molto burro e tanto parmigiano che una volta mantecati con l’acqua di cottura diventano una crema.
Da allora le fettuccine diventano un classico del ristorante e quando circa venti anni dopo una coppia del cinema americano, Mary Pickford e Douglas Fairbanks, a Roma in viaggio di nozze, si innamora della ricetta, ne segnerà la fortuna tanto inaspettata quanto duratura. In segno di gratitudine regalano ad Alfredo un coppia di posate d’oro e, soprattutto, diffondono ad Hollywood quello che diventerà ben presto un vero e proprio mito, l’ennesimo, collegato alla città eterna; come un altro piatto che a partire dagli inizi del Novecento identifica la cucina italiana nei menu turistici di tutto il territorio americano, e cioè i famigerati spaghetti with meatball senza che qui in Italia si trovi un ristorante uno che si sia mai sognato di proporli, anche le fettuccine Alfredo conoscono negli States una fortuna della quale non vi è traccia nella ristorazione del nostro Paese.

Le origini

Ora però bisogna capire come mai una piatto dove il burro regna sovrano sia conosciuto (perlopiù) all’estero come tipico italiano e, nello specifico, romano. La risposta risale al XV secolo. Quando Maestro Martino da Como scrive il Libro de Arte Coquinaria, considerato uno dei capisaldi della letteratura gastronomica italiana, in quanto segna il passaggio dalla cucina medievale a quella rinascimentale. Si tratta in pratica di un ricettario, inteso in senso moderno, con suddivisione delle ricette in base agli ingredienti e alla preparazione. Martino, avendo lavorato da nord (in Lombardia, alla corte di Francesco Sforza) al centro Italia (a Roma al servizio del Patriarca di Aquileia), esprime una cultura gastronomicainterregionale. Ecco perché nel suo ricettario parla di maccaroni romaneschi, ovvero tagliatelle – nel procedimento si legge: “Piglia de la farina che sia bella, et distemperala et fa’ la pasta un pocho più grossa che quella de le lasangne, et avoltola intorno ad un bastone. Et dapoi caccia fore il bastone, et tagliala la pasta larga un dito piccolo, et resterà in modo de bindelle, overo stringhe” – con formaggio stagionato e burro. L’uso del burro era infatti diffuso anche nel sud Italia, dalle famiglie benestanti che desideravano distinguersi dai meno abbienti, consumatori di olio d’oliva prodotto in quelle zone.

Le tagliatelle burro e parmigiano, dunque, sono a tutti gli effetti italiane e nello specifico romane. E lo sono da addirittura più tempo rispetto a carbonara o amatriciana (le prime testimonianze risalgono rispettivamente al 1930 e 1790), che in un certo senso sono le portabandiera della cucina romana.

La fortuna all’estero

Una cosa però non siamo riusciti a capire del tutto: perché questo piatto si sia diffuso negli Stati Uniti, tanto da avere un giorno dedicato l 7 febbraio (National Fettuccine Alfredo Day) scomparendo, tolti i due casi sopracitati, quasi totalmente dall’Italia. Sembra infatti strano che il merito sia esclusivamente dei due attori, Mary e Douglas, che innamoratisi della ricetta, ne avrebbero diffuso la mitologia in ambiente hollywoodiano.
Negli anni il locale diventa talmente famoso e apprezzato da conquistare una fama internazionale, arrivando ad attirare l’attenzione dei vip di passaggio a Roma, come gli oltre 50 libri delle firme testimoniano: Salvador Dalì, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Federico Leopoldo Principe di Russia, Gaetano Borbone principe di Parma che firma la dedica “Alfredo l’imperatore delle fettuccine”, e poi attori, registi e personaggi del cinema del panorama internazionale amano mangiare qui.

La ricetta

Le fettuccine dovranno essere assolutamente sottili, quasi trasparenti, una consistenza insolita per le nostre abitudini. La sottigliezza permette l’amalgamarsi di tutti gli ingredienti e la creazione della crema. Il burro deve essere dolce e cremoso, naturalmente fresco, quindi non un burro salato. Il burro è la base del piatto, l’ingrediente su cui si adagiano le Fettuccine. Il parmigiano invece è l’elemento che porta la sapidità al piatto, contrastando la dolcezza del burro.

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Details

  • Preparation Time: 00:10
  • Cook Time: 00:03
  • Cuisine: Facile
  • Servings: 4

Ingredients

  • 360 g di fettuccine
  • 160 g di burro
  • 160 g di parmigiano reggiano grattugiato
  • sale & pepe

Preparation

  • 1Le fettuccine, preparate rigorosamente fresche, vengono immerse in acqua bollente. Più saranno sottili più la cottura risulterà breve, se le fettuccine sono più alte, salirà il tempo di cottura.
  • 2Una volta cotte vanno scolate direttamente dalla pentola al piatto. Trascorso il tempo di cottura infatti, bisognerà predisporre un piatto ovale fondo da portata, rigorosamente caldo, per permettere la fusione del burro. Su questo piatto sarà adagiato il burro fresco a temperatura ambiente, quindi già morbido. Le fettuccine, una volta pronte, devono essere “tirate via” dall’acqua usando un forchettone a due punte. Questo permetterà alla pasta di non spezzarsi e di non ammassarsi subito.
  • 3Una volta disposta la pasta sul piatto con il burro, dovrà essere ricoperta di parmigiano, una coperta di parmigiano finissimo. A questo punto le fettuccine vengono mantecate nel piatto e con una forchetta lunga e un cucchiaio, e con un movimento dal basso verso l’alto, gli ingredienti si fonderanno in una dolcissima crema.
  • 4Ottenuta la giusta amalgama, il piatto verrà servito a ciascun, fortunato, commensale.
  • 5Servite e Stupite!

One comment

  1. STORIA DI ALFREDO DI LELIO, CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO” (“FETTUCCINE ALFREDO”), E DELLA SUA TRADIZIONE FAMILIARE PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” (“ALFREDO DI ROMA”) IN PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA

    Con riferimento al Vostro articolo ho il piacere di raccontarVi la storia di mio nonno Alfredo Di Lelio, inventore delle note “fettuccine all’Alfredo” (“Fettuccine Alfredo”).
    Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) che esisteva prima della costruzione della Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
    Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo. Questa trattoria è “the birthplace of fettuccine all’Alfredo”.
    Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie (e mia nonna) Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito (mio padre Armando). Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi.
    Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna, Alfredo Di Lelio decise di trasferirsi in un locale in via della scrofa a Roma, ove aprì il suo primo ristorante che gestì fino al 1943, per poi cedere l’attività a terzi estranei alla sua famiglia.
    Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (noto all’estero anche come “Alfredo di Roma”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. il sito web di Il Vero Alfredo).
    Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama nel ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro da me servite, con l’impegno di continuare nel tempo la tradizione familiare dei miei cari maestri, nonno Alfredo, mio padre Armando e mio fratello Alfredo. In particolare le fettuccine sono servite ai clienti con 2 “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità).
    Un aneddoto della vita di mio nonno. Alfredo fu un grande amico di Ettore Petrolini, che conobbe nei primi anni del 1900 in un incontro tra ragazzi del quartiere Trastevere (tra cui mio nonno) e ragazzi del Quartiere Monti (tra cui Petrolini). Fu proprio Petrolini che un giorno, già attore famoso, andando a trovare l’amico Alfredo, dopo averlo abbracciato, gli disse “Alfré adesso famme vede che sai fa”. Alfredo dopo essersi esibito nel suo tipico “show” che lo vedeva mischiare le fettuccine fumanti con le sue posate d’oro davanti ai clienti, si avvicinò al suo amico Ettore che commentò “meno male che non hai fatto l’attore perché posto per tutti e due nun c’era” e consigliò ad Alfredo di tappezzare le pareti del ristorante con le sue foto insieme ai clienti più famosi. Anche ciò fa parte del cuore della bella tradizione di famiglia che continuo a rendere sempre viva con affetto ed entusiasmo.
    Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono e sono fuori dal mio brand di famiglia.
    Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.
    Grata per la Vostra attenzione ed ospitalità nel Vostro interessante blog, cordiali saluti
    Ines Di Lelio

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